Seven Fallen Angels

16 - L'ultima morte di Mervin Stranhod

La strage di casa Zontas e la morte delle stelle

L’ultima morte di Mervin Stranhod
26 Desnus 4716

Dopo l’aspro scontro Sanira risana tutto il gruppo attraverso una potentissima pergamena di guarigione, permettendo di fatto il proseguimento dell’incursione notturna. Il gruppo decide di entrare senza ulteriori indugi nella villa, ma fatti i primi passi al suo interno si rende conto che qualcosa è decisamente cambiato: tutta la casa, nella penombra è disseminata dei cadaveri dei suoi precedenti occupanti. Sir Thaddeus, sua moglie e lo stalliere Rufus sono stati impiccati alla balaustra delle scale, le teste dei bimbi vengono trovate a bollire nella cucina, così come il corpo di Gester, il cuoco. Le altre due serve, Naybera e Priscilla, giacciono annegate in botti in cantina, mentre la testa di Archibald, il maggiordomo, è inchiodata sotto la botola di accesso all’antro segreto di Zontas, conosciuto da Sanira. Ad ognuno dei cadaveri manca un occhio, segno evidente dell’appartenenza del carnefice alla chiesa di Norgorber. L’ultimo superstite, il giardiniere Ian, ormai morente, è legato con delle catene che ne straziano le carni alla volta del tunnel, impedendone così di fatto il passaggio. Solo facendo a pezzi il suo corpo martoriato il gruppo potrà accedere alla sala finale, il laboratorio di Zontas. Un ultimo beffardo saluto di bentornato agli avventurieri, che scossi spostano la tenda che li separa dall’obbiettivo, trovando una scena inquietante ad attenderli: il globo di onice, che invia nelle menti del gruppo una risonanza di tristezza e dolore, è sospeso su un bancone di strumenti affilati e appuntiti, con diversi aghi infilati in esso. Le stesse che dapprima danzavano magicamente ora sono come impazzite dal dolore che gli aghi provocano al globo. Nella sala Nilsum attende beffardo che il gruppo si avvicini, e con lui è Zontas, ormai trasfigurato dalla presenza nel suo addome di una mostruosa escrescenza tentacolare, dotata di fauci che ribollono sangue e pus. Filemaze e Stern riconoscono questa malefica opera come il segno di Rovagug, terribile divinità della distruzione, avversa a tutte le altre divinità del pantheon. Da questa orrenda fessura Zontas estrae palle di carne e sangue che pulsano vive, evocandone creature di ogni sorta. Lo scontro è furibondo, e gli avventurieri dimostrano forse di non essere all’altezza dei loro nemici, ma nonostante tutto riescono ad avere la meglio dei loro temibili avversari.

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Alla morte e dopo la perquisizione dei corpi, gli avventurieri scoprono che ognuno dei loro avversari ha uno strano tatuaggio speculare.

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Dopo lo scontro si rendono inoltre conto che l’orbo di onice in realtà è un cervello pulsante, dentro cui sono stati riversati i ricordi di Mervin Stranhod, ma ormai è morente, tali sono stati i danni inflitti dal pazzo Zontas. L’ultimo dono che Mervin Stranhod fa al gruppo, prima di morire per la seconda ed ultima volta, sono dei simboli, impressi sulla volta ormai rinsecchita del globo: sette simboli di creature fantastiche, circondate da altri simboli geometrici. Le figure sono quella di un Drago, una Fenice, una Farfalla, un Grifone, un Cervo, uno Scudo ed un Leone. Sette simboli misteriosi sono l’ultimo lascito del genio del Druma.

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