Seven Fallen Angels

18 - La pergamena ritrovata

L'ultimo segreto di Mervin Stranhod

La pergamena ritrovata
28 Desnus 4716

Dopo essersi rifocillati e riposati, gli avventurieri si apprestano a vivere un’apparentemente tranquilla giornata a Kerse, occupandosi dei loro affari. E’ così infatti per Filemaze e Calcifer, che si recano il primo presso la Banca Centrale di Kerse per depositare il prezioso libro di incantesimi di Zontas, in attesa che le sue finanze e la sua abilità di arcanista gli permettano di usufruirne pienamente, e successivamente in biblioteca, ed il secondo direttamente in biblioteca. (vedi relative sezioni private in fondo alla pagina, ndr.)
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Qui si riuniscono con gli altri membri del gruppo quando un messaggio telepatico del vecchio Balthasar li induce ad incontrarsi proprio tra i vecchi tomi dell’edificio.

La biblioteca risiede silenziosa e pesante nell’area isolata in cui è collocata. Il vento lambisce le fronde degli alberi intorno, e trascina le tende che coprono le finestre dell’edificio. Quando entrate, riconoscete subito l’ambiente che già avevate visto, in cui poco o nulla è cambiato; qualcuno ha ripulito tutto dalla vostra prima visita.
Appena entrati vi rendete conto di non essere soli: il riflesso delle pareti proietta verso di voi un rumore cadenzato e lento, che sembra essere quello della penna sulla carta.

Aggirandovi tra i cerchi di librerie che bloccano la vostra vista, intravedete su un lato una grande scrivania coperta di carte, davanti alla quale siede Balthasar, che con le palpebre serrate sembra immerso in una mistica concentrazione. Davanti a lui, un calamaio e una piuma magica lavorano febbrilmente su una pergamena di grandi dimensioni. Il lavorìo cessa soltanto quando Balthasar prende la parola rivolgendosi ai suoi ospiti.

Amici, benvenuti. Presto capirete il motivo per cui vi ho qui convocati. Voi avete portato a me una strana reliquia, che io ho inteso essere un artefatto di Mervin Stranhod. E mi avete chiesto di studiare i simboli sulla sua superficie. Ebbene, dovrete pagare questa vostra richiesta, e lo farete molto presto. Così ho fatto: attraverso la magia ho trascritto per voi i glifi che ornavano i lobi del cervello. Trovate qui, davanti a voi, i dieci grafemi.
Comandavo mentalmente la piuma magica mentre copiava uno per uno i simboli. Ho contato ogni cerchio: 7 grandi, 6 piccoli. Dentro ogni cerchio grande, un oggetto specifico: un cervo, un leone, una fenice, un drago, uno scudo, una farfalla, un becco aquilino. Cosa siano non è dato saperlo, ma oggi siamo qui per scoprirlo. Voi portate la chiave per disseppellire un tesoro che mio padre, e suo padre prima del suo, e suo padre ancor prima, hanno tramandato a memoria senza mai saperlo cogliere. Pochi conoscono la storia di questa biblioteca, e ancora meno sanno che la sua origine risiede in una donazione di Stranhod a Kerse. I volumi in questi scaffali provengono dalle sue biblioteche, almeno quelle di cui è dato sapere.
Io ho ragione di ritenere che questa che ora tenete in mano sia la mappa per scoprire il segreto che nessuno è stato in grado di violare. I punti sulla mappa non sono però sufficienti a identificare dei luoghi precisi. Chi di voi ha esperienza di navigazione sa che è necessario avere dei riferimenti certi per fissare i luoghi di una mappa. E credo che Stranhod abbia voluto lasciarvi la chiave per decifrare quei punti, per fissarli sulla mappa e dunque trovare la collocazione di tutti gli altri. Osservate i cerchi più piccoli: essi sono piccoli, identici, eppure si associano in forme evidentemente geometriche. Ho passato tutto il tempo che mi avete concesso a sfogliare (magicamente, s’intende) i libri di questa biblioteca. Ce ne sono diversi sugli stratagemmi di Stranhod, ma nessuno perfettamente uguale a questo; eppure, alcuni elementi sono evidenti: i cerchi sono raccolti in gruppi da uno, due e tre. Secondo la numerologia del Druma, l’interpretazione è apparentemente evidente. Uno è sempre la metafora del l’inizio, della creazione, della nascita. I numeri seguenti mi sono più oscuri. Se fosse una sequenza temporale, il tre potrebbe essere la fine, la distruzione, morte. Ma allora cosa sarebbe il due, dopotutto si nasce e si muore una volta sola?

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A questo punto il vecchio si fa ancora più serio in viso, e alza il tono:

Ascoltate le mie parole: io riconosco lo stile di Stranhod: in tutti i suoi indovinelli, solo chi è stato scelto da lui può conoscere la soluzione. E allora vi chiedo, avventurieri, cosa vi rende unici, cosa sapete voi su Stranhod che altri non sanno?

Dopo pochi minuti di riflessione, insospettabilmente ad Hookun Brokkson viene l’idea che, essendo la mappa stata generata sul momento dal cervello di Mervin Stranhod, quest’ultimo abbia deciso di interpretare la sua seconda ed ultima morte come terzo punto cardinale della mappa.

Se è vero ciò che mi dite ed è dunque questa la soluzione, è giunto il momento di mettervi alla prova.

Il vecchio si volta e fa per camminare verso il centro della biblioteca. Attraversati i cerchi delle librerie, il gruppo si trova quasi nel centro della biblioteca, dove dei tavoli ammassati sono nascosti sotto diverse decine di libri piuttosto spessi e pesanti, alcuni dei quali impolverati. Il vecchio inizia faticosamente a scostarli uno per uno, appoggiandoli in mucchi per terra, fino a scoprire un pilastro alto circa un metro, invisibile dietro ai tavoli e ai libri. Il pilastro, che inizialmente era sembrato anonimo e di poco valore, comincia ad apparire per quello che è: le semplici ma perfette scanalature sui fianchi rivelano che è un artefatto pregiato, che ha resistito anni e anni senza il minimo difetto. Gli occhi vi cadono immediatamente sulla copertura superiore del pilastro: sotto i vostri occhi vedete probabilmente per la prima volta una mappa completa dell’Avistan e del Garund. Sulla mappa, sono collocate 7 medagliette circolari, di oro bianco con un bassorilievo dipinto di nero che rappresenta i 7 elementi della mappa. Sono fortemente e magneticamente ancorate alla superficie, ma possono essere fatte strisciare per posizionarle diversamente.
Il vecchio ricorda: sono ancora nella posizione in cui li ho lasciati quando trent’anni fa pensavo di avere risolto l’enigma. E in cui ho perso la vista.
Il vecchio racconta che dopo aver posizionato gli elementi è scattata una trappola di luce incandescente che lo ha quasi ucciso e lo ha privato della vista, quindi ha rinunciato. Ma ora è giunto il momento di un secondo ed ultimo tentativo.
Dopo aver posizionato le sette medagliette in base alla rispettiva posizione occupata nella mappa, una lama di luce fuoriesce dal bordo circolare della superficie, intensificandosi sempre di più. Da questa luce chiara e paradisiaca fuoriescono quattro elmi alati di angelica estrazione, che subito dopo si trasformano in piccoli angeli meccanici, che pur senza odio o rabbia attaccano il gruppo con raggi di gelo.

⚔ Cassisian morfici (4)

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Dopo un breve scontro la colonna si sgretola sotto gli occhi dei presenti, per rivelare al suo interno un’antica pergamena, l’ultimo lascito di Mervin Stranhod.
La Pergamena della Leggenda dei Sette Angeli Caduti è svelata dunque ai loro occhi. Cosa ne faranno è tutto da valutare.

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